<-- Digit@l Society -->

Internet: Anarchia o Democrazia?

I Commenti:




I Casi:


Internet: Anarchia o Democrazia?

"Dato che la forza di Internet è il chaos, così anche la forza della nostra libertà dipende dal chaos e dalla cacofonia della libertà di parola protetta dal Primo Emendamento"

Questa sentenza dell' U.S. District Court nel processo tra American Civil Liberties contro Janet Reno, ex-ministro del governo Clinton, suscita un interessante dibattito legato al concetto di democrazia di Internet.
Siamo davanti ad un possibile paradosso: il primo emendamento di una delle democrazie più glorificate e celebrate del mondo si incarica di difendere il peggior nemico di ogni forma civile e sociale, il chaos.
Ma analizzando meglio la questione, ci si rende conto che nel cybermondo, nella complessa struttura comunicativa della rete, l'anarchica concezione di chaos assume una valenza decisamente innovativa, divenendo garante di libertà di parola.

La tecnologia rappresenta una delle principali risorse democratiche di Internet; ogni individuo in grado di dotarsi dell'apparecchiatura necessaria, può entrare in rete ed interagire in assoluta libertà. Come evidenzia Chomsky, non esistono tecnologie democratiche o oppressive, ma solo tecnologie neutre; sono le persone a determinarne la funzione.
Ecco quindi sorgere il chaos, naturale espressione entropica di una molteplicità di individui con stesse potenzialità e differenti scopi; Internet nasce come tecnologia neutra, terra di tutti in cui tutti possono costruire un proprio mondo, idealmente senza arrecare danno ad altri.

Anarchia e democrazia si fondono liberandosi dai tipici effetti collaterali generati dalla loro natura intrusiva grazie al nuovo medium, che dà vita alla comunicazione da-molti-verso-molti, da distinguere, come dice Rheingold, da quella da-pochi-verso-molti tradizionale.
Inevitabilmente, questo movimento spontaneo di Internet non ha sucitato consenso generale, provocando dissensi in diversi ambiti favorevoli ad una ferrea regolazione del medium. Questo si è verificato in particolare laddove istituzioni ed organi scientifici hanno voluto attribuire ad Internet la funzione di "enorme esauriente contenitore della cultura umana", cercando quindi di "ripulirlo" da forme meno elevate di cultura.
Tipico esempio è il progetto avviato sotto il governo Clinton di Internet II, uno spazio di rete regolato da criteri precisi.
Anche in ambienti non istituzionali viene discussa l'effettiva validità di Internet senza regole; la questione in questo caso riguarda le differenti potenzialità degli individui in rete, come i differenti livelli di conoscenza informatica. Questa tendenza si concretizza con un' opposizione alla completa libertà in Internet, difficilmente gestibile dalla massa, proponendo al suo posto una totale trasparenza del mezzo; la democrazia, come sostiene Rheingold, dipende in buona parte dalla capacità di leggere e scrivere dei componenti, dunque dal loro livello specialistico di interazione.

La diatriba continua ad essere aperta e sempre più complessa, divisa tra chi considera Internet anarchico in senso tradizionale e dunque da regolare, e chi invece concepisce la manifestazione non regolata in rete come il canone essenziale per avere democrazia in Internet.

Un punto fondamentale del dibattito resta la questione economica e commerciale dello sfruttamento di Internet.
La distanza tra Internet anarchico e Intenet democratico appare più accentuata in questo contesto, laddove per anarchia si intende "tutto per tutti gratis" e per democrazia "tutto per tutti, ma col dovuto pagamento".
Forti di queste due posizioni, si battono in una guerra probabilmente infinita hackers e difensori del libero commercio e del diritto d'autore; sono ormai in vigore diverse misure di tutela e difesa, come le "licenze multimediali" volute dalla Siae

 

Inizio pagina - Home