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Fra gli autori
italiani che più hanno studiato il fenomeno Internet, rientra indubbiamente
Franco Carlini: ricercatore in biofisica del CNR, giornalista
e saggista, ha spesso trattato temi che riguardano il mondo digitale;
in particolare, ricordiamo "Lo stile del web", edito
da Einaudi (1999).
Circa la democraticità
di Internet, dal volume appena citato, sono senz'altro da analizzare
alcuni passi del primo capitolo, intitolato dall'autore "Terremoto
Internet":
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Sull'intermediazione.
Internet è lo strumento della disintermediazione, in
modo particolare in campo economico: la Rete, infatti, dà alla domanda
e all'offerta l'opportunità di incontrarsi direttamente, senza passaggi
intermedi. Il cliente è libero di confrontare proposte diverse, di
scegliere quella che maggiormente corrisponde alle sue esigenze, e
questo praticamente in ogni ambito del commercio: che si intenda acquistare
un libro, un pacchetto vacanza o un servizio finanziario, la Rete
lo mette a disposizione. Con qualche vantaggio.
A titolo di
esempio, Carlini mostra come una libreria virtuale possa contenere al
suo interno una mescolanza di generi, facendo sì che il sito non si
limiti a un mero servizio commerciale: "Amazon.com
- dice l'autore - offre contemporaneamente la vasta scelta di
un grande magazzino (oltre 3 milioni di libri a fine 1998), l'amichevolezza
di un piccolo libraio (il visitatore di ritorno viene accolto da un
messaggio di ingresso personalizzato, che consiglia le ultime uscite
sugli argomenti che egli ha visitato più spesso), l'ambiente di una
piccola comunità (i lettori costituiscono dei newsgroups e delle chats
in cui scambiarsi opinioni)".
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Sulla legislazione.
La classificazione dei reati (o presunti tali) che avvengono in Rete
ha messo in crisi molti Stati; come agire di fronte a determinati
comportamenti, che in alcuni media possono essere considerati punibili,
ma in altri no? Qual è la natura mediatica di Internet?
Carlini espone
il caso del reato di diffamazione: con tale termine bisognerà intendere
l'attribuzione di cose disonorevoli a qualcuno, in pubblico.
Ma quanto pubblico può essere considerato un messaggio di posta elettronica,
o un gruppo di discussione? Il problema sorge proprio perché, in effetti,
ancora non si è giunti ad una vera classificazione del medium Internet:
esso è sì per definizione una dilatazione della sfera pubblica, ma,
d'altra parte, rimanda anche all'idea di salotti in cui avvengono comunicazioni
in qualche modo private. L'autore sostiene, dunque, che sarebbe perfettamente
inutile o pleonastico aggiungere al Codice Penale nuove leggi
fatte ad hoc per la Rete, ma sarebbe ugualmente dannoso attuare sempre
e comunque quelle già esistenti, che non sono affatto nate pensando
al Network.
- Sull'extraterritorialità
e sulla riproducibilità. La regola di Internet è l'extraterritorialità;
patetici tentativi di chiudere la Rete e ridurla ad un network
"statale" sono miseramente falliti sul nascere: i nudi e le
notizie proibite tempo fa da Paesi asiatici (Cina, Vietnam) attraverso
speciali leggi sono, ad esempio, immediatamente ricomparsi identici
su decine di siti neonati. Stessa sorte per il decreto del responsabile
della rete universitaria bavarese, il quale, dopo aver vietato il collegamento
dai suoi computer al sito XS4ALL,ne ritrovò decine di duplicati.
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Sulla riservatezza
e il controllo. Parlando di sistemi crittografici, Carlini
esprime i propri dubbi circa il desiderio, da parte di alcuni governi,
di poter intercettare, per fini di indagine penale, le comunicazioni
su Internet - così come fanno con quelle telefoniche - e di poter
dunque attuare la restrizione dei modelli della crittografia dei messaggi.
Ciò non solo violerebbe la privacy degli utenti,
ma danneggerebbe fortemente gli affari dei siti commerciali: chi si
arrischierebbe a fare un acquisto in Rete sapendo che non c'è una
reale segretezza?
La tendenza dei governi a
far diventare Internet a business as usual (un affare come
gli altri) è, secondo il punto di vista dell'autore, una grave minaccia
per i caratteri alternativi e libertari della Rete: non si può ricondurre
il Network a una variante o estensione dei media già esistenti, dal momento
che "questo strano medium, nato un po' per caso ibridandosi con linguaggi
e tecniche preesistenti [...] esibisce autonomia propria,
anche linguistica e formale.
Fonti utili:
- Lo stile del web,
Einaudi (1999).
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