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Rheingold

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Internet: Anarchia o Democrazia?

Nel suo libro "Comunità virtuali", Howard Rheingold mostra di nutrire una grande fiducia nei confronti dei nuovi media, in particolar modo per il loro potere di migliorare il sistema democratico così come funziona al momento attuale.

Una dei temi più importanti - e fondanti per tutta una serie di considerazioni - , riguarda la capacità di un popolo all' autogoverno: "non può esistere, afferma l'autore, una popolazione che si governa senza essere alfabetizzata, senza capire e comunicare le istanze che gli interessano". Insomma, esattamente come chi non sa né leggere né scrivere potrà mai partecipare attivamente all'autogoverno, così è necessario, per far parte della "nuova" democrazia di Internet, acquisire le fondamentali competenze per navigare, chattare, mandare mail, ecc...

Accadrà allora che chi deteneva solitamente il potere lo perderà e chi non l'aveva lo otterrà improvvisamente: mentre, infatti, i candidati politici e le potenze multinazionali hanno fin ora potuto sfruttare i "vecchi" mezzi di comunicazione approfittando della loro natura di media da-pochi-verso-molti, oggi milioni di persone hanno la possibilità di scambiarsi files, immagini e, naturalmente, opinioni, grazie al nuovo medium da-molti-verso-molti. Prima per il successo politico era determinante il buon confezionamento dell'immagine, ora è auspicabile che l'accesso al dibattito e alla discussione diano un qualche contributo al miglioramento e al perfezionamento della democrazia.

Ma la democraticità di Internet presenta non pochi problemi, anche dall'ottimistico punto di vista di Rheingold; ecco allora una scottante questione, già da diverso tempo dibattuta: sarebbe giusto e opportuno un controllo dall'alto della Rete? Sarebbe giusto e opportuno da parte dello Stato intervenire come censore? No, dice il nostro autore. E' importante, a suo parere, che ogni cittadino del mondo abbia almeno potenzialmente la possibilità di creare un sito su qualunque tema voglia e sappia immaginare, anche se poi il risultato di tanta libertà può essere la pornografia, la pedofilia, il terrorismo, la pirateria informatica; la risposta è nell'educazione.


Autogoverno e democrazia
Vs.
Democraticità di Internet
Media da pochi verso molti
Vs.
Medium da molti verso molti
Potere di pochi
Vs.
Potere di tutti
Ricezione passiva
Vs.
Scambio di opinioni
Censura
Vs.
Educazione
Formazione del cittadino
Vs.
Preparazione della mente
Informazione
Vs.
Comunicazione
Comunità fisiche
Vs.
Comunità virtuali
Giornalismo professionista
Vs.
Giornalismo non ufficiale

E' inutile fornire ai nostri giovani ogni sorta di tecnologie se poi non si insegna loro ad usarle e a trattarle con spirito critico, anche se molti professori e genitori continuano ad opporsi a questo tipo di insegnamento: mettere in discussione le autorità e l'autorevolezza delle fonti può, in un certo senso, essere visto come un terribile pericolo per un educatore. Ecco allora la distinzione che Rheingold fa tra scuola ed educazione: la prima forma il cittadino, il membro di una determinata società, mentre la seconda prepara le menti ad interagire con il mondo.

Una delle più grandi rivoluzioni, infatti, è sicuramente quella che ha fatto del personal computer, strumento nato essenzialmente per il calcolo, per la consultazione dei dati e per avere un rapporto di 1:1 con l'utente, un mezzo di comunicazione, usato su tutto il pianeta per comunicare con ogni suo singolo abitante. Le persone che si conoscono su Internet possono talvolta instaurare un rapporto davvero particolare, che sarebbe impossibile nella nostra dimensione di esseri umani "fisici": nascono le comunità virtuali.

La comunità virtuale sembra essere per l'autore una sorta di paradiso della democraticità, per svariate ragioni: innanzitutto nessuno, nel momento in cui si inserisce in una conversazione in Rete, può avere pregiudizi di sorta; non si conoscono l'età, il sesso, i gusti sessuali, le ideologie politiche del proprio interlocutore e anche le inibizioni dovute, per esempio, alla timidezza è facile che vengano meno. Per questi motivi molte barriere comunicative cadono dal primo istante. In secondo luogo spesso si rivela una difficile impresa trovare fra le proprie amicizie persone che coltivino i nostri magari bizzarri interessi: normale routine su Internet, dal momento che esistono liste di discussione che toccano pressoché ogni sorta di argomento. Infine, si trascendono le classiche categorie con cui siamo soliti classificare il mondo: lo spazio e il tempo acquistano un valore diverso, talvolta lo perdono del tutto, ed ecco che ci troviamo a conversare con individui lontani da noi migliaia di chilometri e di ore.

Le comunità virtuali presentano, tuttavia, anche dei notevoli svantaggi: innanzitutto l'abitudine degli avventori di tali luoghi di cambiare identità, di fingersi qualcosa che non si è; il fenomeno del gender swapping, per esempio, o anche solo l'idea che il nostro interlocutore stia in qualche modo mentendo su di sé e che ci stia dunque tradendo fa sì che spesso ci si senta presi in giro. E in effetti non è difficile in queste situazioni prendersi gioco dell'altro. Altro difetto, ovvio, ma a nostro parere romanticamente visto da Rheingold, è la mancanza di contatto - più che fisico - visivo: non si possono vedere le lacrime di una persona che abbiamo ferito, né il sorriso o il timido rossore del qualcuno a cui abbiamo appena fatto un complimento.

Infine, per concludere il discorso della democraticità di Internet secondo Rheingold, dobbiamo ancora parlare di giornalismo: con la possibilità che chiunque ha di inserire dati e notizie sulla Rete, è forse destinato a morire? Ovviamente no, dice l'autore, se non altro per una questione di autorevolezza delle fonti. Il giornalismo professionista continuerà dunque ad esistere, ma, accanto ad esso, si insinuerà una moltitudine di voci, che potrà anch'essa trasmettere informazione, oppure cattiva informazione o, addirittura, disinformazione. L'importante è che gli utenti imparino ad acquisire il necessario senso critico nei confronti della valanga di dati da cui tutti i giorni sono investiti, per saper scegliere le fonti cui potersi rivolgere con fiducia.

 

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